La Rua di Vicenza: storia di un simbolo

Molti visitatori della nostra città sono rimasti incantati e incuriositi da quella specie di giostra, rimasta esposta per alcune settimane nel mese di Settembre, nel mezzo della piazza dei Signori.

Un carro mascherato? Eppure non è carnevale..
Una giostra? Ma i bambini non possono salire..

Si tratta in effetti di ben altro. La “Rua” è una parola dialettale che può essere tradotta come “ruota“. E in effetti, a guardare bene quest’opera colossale e variopinta, si scorge al suo centro proprio una ruota. La versione attuale è il rifacimento dell’originale “Rua”, in legno, che per secoli è stata il simbolo della fraglia dei Nodari, i notai di Vicenza, che la ergevano a loro vessillo per la solenne festività del Corpus Domini. La “rua” stava a significare che le cariche della confraternita dei Nodari si succedevano a turno. La prima uscita della “Rua di Vicenza” risale al 1444: era un’opera in legno, decorata con stoffa, pennacchi, ornamenti stravaganti, sulla quale salivano anche dei figuranti. La popolarità della Rua di Vicenza accrebbe sempre più, e la processione con questo stendardo non fu più legata solamente alla solennità del Corpus Domini, ma divenne invece sempre più acquisita a simbolo dell’intera città.

Nel 1600 la macchina aveva raggiunto l’altezza di ben 24 metri, creando non poche difficoltà a causa dell’ingombro e del peso: per trasportarla erano necessari circa 80 uomini robusti! Per facilitarne il movimento il selciato veniva appositamente bagnato con del liquido che fuoriusciva dalla base della Rua stessa.

Il corteo che seguiva la Rua di Vicenza era maestoso, fatto di musici, sbandieratori, figuranti, danzatori, cavalieri, armigeri. Il percorso nel centro di Vicenza passava per tutte le strade principali e terminava in Corso Palladio, sotto palazzo Bissari, dove un giovane si arrampicava sulla macchina fino a raggiungere il balcone del palazzo dove riceveva in ricompensa un sacco di denaro dal nobile di casa Bissari, “sponsor” principale della Rua di Vicenza.

La tradizione della Rua di Vicenza fu giocoforza interrotta con l’avvento della linea elettrica: la macchina era troppo alta, e non sarebbe passata sotto i nuovi cavi dell’energia elettrica appena installata in città. L’ultima uscita della Rua di Vicenza fu nel 1928.

Durante un terribile bombardamento anche il magazzino dove la Rua di Vicenza era custodita venne incendiato, e con esso finì in fumo anche questo bellissimo manufatto, che per secoli fu il simbolo della città di Vicenza.

Vuoi saperne di più? Leggi l’articolo http://salutidavicenza.it/storia-della-rua-di-vicenza/ 

 

Vicenza, città d’ORO – La storia dell’artigianato orafo

Vicenza, città del Palladio.

Ma Vicenza anche capitale dell’oreficeria, perché è proprio qui che tuttora si svolgono le maggiori fiere del settore, che richiamano orafi, gioiellieri e amanti del lusso da tutto il mondo.

E, soprattutto, perché la produzione orafa della città e di tutto il suo territorio vanta origini artigianali antichissime.

Una tradizione, quella dell’artigianato orafo vicentino, che ha fatto scuola e che ha la sua prima testimonianza ufficiale addirittura nel lontano XIV secolo: risale infatti al 1300 il primo atto pubblico che documenta l’esistenza di una fiorente attività orafa in città. Si tratta dell’atto di costituzione della cosiddetta Fraglia degli Orafi di Vicenza, ovvero di una corporazione che raccoglie già in epoca medievale ben 150 artigiani, maestri dell’oreficeria.

Successivamente, nel Rinascimento, l’arte orafa raggiunge qualità e pregio sempre più elevati grazie ad un illustre incisore vicentino, Valerio Belli, artista della cerchia di Michelangelo e di Raffaello, che dimostra con il bulino un altissimo livello di abilità nella lavorazione delle pietre dure e dei metalli.

I prodotti dell’arte dei maestri orafi di Vicenza si esprimono nella gioielleria di alta qualità rivolta prevalentemente all’aristocrazia. Ma anche i manufatti per la Chiesa sono dei veri e propri capolavori di cesello e perizia: il reliquiario della Santa Spina, un calice in oro e pietre rare donato dalla Fraglia alla Chiesa di Santa Corona per custodire le preziose reliquie della corona di spine di Cristo; il diadema e il pettorale della Madonna di Monte Berico, in oro zecchino, che contano oltre 1000 pietre tra brillanti, rubini e diamanti .

Sarà ai tempi di Napoleone, tra il 1700 e il 1800, che l’arte orafa vicentina spicca il volo, con la trasformazione del settore che passa da artigianale ad industriale: accanto ad antichi laboratori e piccole botteghe iniziano quindi a nascere numerose aziende che hanno saputo gradatamente proiettarsi nel mondo e innovare in senso creativo la loro produzione fino a diventare oggi capaci di soddisfare le tendenze di moda più attuali e più richieste sui mercati internazionali.

Vicenza richiama gli orafi di tutto il mondo che accorrono alla fiera dell’oro, la più prestigiosa per l’artigianato e l’industria orafa.

In occasione delle fiere dell’oro è possibile abbinare una visita guidata a Vicenza, o un itinerario enogastronomico che possa essere la degna conclusione di un’impegnativa giornata d’affari.

La pista ciclabile Valsugana

La pista ciclabile Valsugana congiunge Bassano del Grappa, al Lago di Caldonazzo, sviluppandosi per circa 80 km lungo il corso del fiume Brenta. Si parte dal centro di Bassano, risalendo il corso del fiume fino all’alta Valsugana, zig-zagando tra paesi, prati e boschi di fondovalle, sempre lontano dal traffico, senza fatica, e sostando nei numerosi punti di ristoro lungo il percorso, o all’ombra di un albero. La ciclovia Valsugana ripercorre in parte l’Antica Via Claudia Augusta, antica strada consolare romana,  e fa parte della Ciclovia del Brenta, che unisce Trento a Venezia.

La ciclabile Valsugana è totalmente asfaltata e permette numerose deviazioni per visitare i borghi che punteggiano la valle o per fare uno spuntino in paese. Un cartello segnaletico quadrato attaccato ad un paletto di legno indica quanti chilometri mancano al prossimo borgo, quindi ci si può facilmente regolare per pianificare le soste.

 

Si parte dalla città di Bassano del Grappa, dove si può gironzolare ammirando il piacevole centro storico, e godendo del panorama dal celebre Ponte degli Alpini. Usciti dalla città si imbocca subito la ciclopista Valsugana: impossibile perdersi, basta costeggiare il Brenta! Si costeggia la località di Oliero, celebre per le sue grotte, classico esempio di carsismo (e ottima meta per godere del refrigerio nelle afose giornate d’estate!) e dimora del Proteo, mitico vertebrato anfibio introdotto dal naturalista Alberto Parolini nel 1800. Si giunge poi a Valstagna, impavida e tenace cittadina che si oppose alla dominazione della Serenissima, durante il XV secolo (date un’occhiata alla statua del leone sulla facciata della chiesa per accorgervene: il libro è chiuso!). Da qui parte la Calà del Sasso, la scalinata più lunga del mondo: 4444 gradini di pietra affiancati da una canaletta concava selciata per rendere possibile la discesa dei tronchi, dall’Altopiano di Asiago fino al fiume Brenta, da dove poi venivano trasportati a Venezia.

La ciclabile prosegue poi fino a Primolano, dove entra in territorio Trentino. Si arriva quindi al bellissimo lago di Caldonazzo, dove l’acqua cristallina può offrire uno spunto per una meritata sosta.

Si può rientrare a Bassano per la stessa via, ripercorrendo a ritroso la ciclabile Valsugana, oppure prendendo il trenino che unisce Trento a Bassano, in ciascuno dei paesi attraversati dalla ciclovia.