…Vicentini magnagati??

Tutti se lo chiedono: ma i Vicentini davvero mangiano i gatti??

Chissà se tutti si chiedono allora, per lo stesso motivo per cui i vicentini sono magnagati, se i veronesi son tutti matti, i padovani gran dottori e i veneziani gran signori…

Senz’altro in tempi difficili i gatti erano ambita preda di molti, ma di certo questo non capitava soltanto a Vicenza.

I vicentini, i gatti, li amano. Io stessa ne ho due, e guai chi me li tocca!

 

Ma allora da dove nasce questo detto, “vicentini magnagati”?

Non sembra esserci una versione documentata e sicura, ma una serie di leggende e ipotesi, più o meno verosimili. Partiamo dalla più simpatica, quella che racconto sempre anch’io a chi me lo chiede.

Partiamo da una situazione storica reale: nel 1404 Vicenza venne annessa alla Serenissima Repubblica di Venezia. Dopo un primo periodo di innamoramento, da parte dei vicentini nei confronti della Capitale, si iniziò più tardi a diventare invece insofferenti all’assoggettamento.  Di conseguenza iniziarono delle azioni di ritorsione verso il potere centrale, che si manifestavano in varie forme.  Ad esempio accadde il Doge in carica avesse deciso di compiere un’azione igienica in città. Consideriamo che Venezia era sicuramente un luogo ambito dai topi, vista l’abbondanza di cibo e l’ambiente lagunare propizio. Per fare pulizia Venezia chiese aiuto alle città della Terraferma, invitando ciascuna a fornire il maggior numero possibile di gatti per aiutare nell’impresa. Una volta giunti a Vicenza, gli emissari della Serenissima non trovarono nessuno a consegnare loro i felini locali. Chiesero spiegazioni, e si sentirono rispondere che non potevano regalare i gatti, in quanto i Vicentini erano soliti mangiarli. Nascerebbero da qui, perciò, i “vicentini magnagati”?[1]

Un’altra versione vede un ribaltamento dei ruoli: pare che agli inizi del 1700 Vicenza fosse la volta di Vicenza ad essere letteralmente invasa dai topi, che amavano  in particolare nascondersi nei cunicoli dell’archivio notarile e del Monte di Pietà. I Vicentini, per liberarsi da questo flagello, mandarono delle barche a Venezia lungo il Bacchiglione, per fare scorta di gattoni veneziani, notoriamente numerosi e paffuti. Pare che i vicentini a questo punto, rientrati nella loro città, non abbiano poi più restituito i felini….i veneziani burloni ipotizzarono quindi che una volta ben rifocillati con i topi, i mici siano diventati a loro volta ottimi spuntini per i vicentini, magnagati appunto.

E infine una versione scientifica della nomea che ci viene affibbiata. Si tratta di una teoria di origine fonetica, che trova fondamento nella parlate locali, quando per dire la frase «hai mangiato» in dialetto veneziano si pronunciava «ti ga magnà», in padovano «gheto magnà» mentre nel dialetto antico vicentino si affermava «gatu magnà». Questa pronuncia diede probabilmente origine al soprannome di «magnagatu» o «magnagati» dato in senso spregiativo dai rivali veneti ai vicentini.[2]

 



[1] Virgilio Scapin, “La scomparsa dei gatti” – in “I magnagati” a c. T.Agostini, Pordenone, ed. La Biblioteca dell’Immagine, 2001

[2] Da Emilio Garon, Da “Il giornale di Vicenza” – 14 Maggio 2006

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